SANT’OMOBONO

 

Per comprendere la formazione dell'Oratorio di Sant'Omobono bisogna risalire alla presenza delle compagnie "laudesi" attestate a Borgo San laurenzo fin dal XIV° secolo. 

Secondo il Chini la Compagnia della Vergine Maria fiorì nel secolo XIII° ed aveva attiguo un ospedaletto detto di "San Cristofano". Forse le due istituzioni ed i due complessi erano divisi ed indipendenti l'uno dall'altro, vicini solo per ubicazione. 

La compagnia della Vergine Maria, detta degli "Azzurri" (chiamati così per il colore della veste), venerava un'antichissima immagine della Madonna: “che la tradizione popolare dice ritrovata in una prossima cisterna”. 

La primitiva sede di detta compagnia era formata da due ambienti: l'oratorio e lo spogliatoio, con un porticato ed un orto che si aprivano su Castelvecchio. 

Nella seconda metà del XVIII secolo venne ampliato l'oratorio con la realizzazione di un presbiterio, delimitato da colonne e lesene, sovrastato da una cupola ellittica. All'interno di questo spazio è stato collocato un tabernacolo in pietra, nel quale fu posta l'immagine antica della Madonna. 

In questo periodo un aspetto luminoso e razionale caratterizzava l'oratorio, spiccavano le tonalità bianche e dorate delle colonne, della cupoletta, delle pareti e del soffitto cannicciato, in totale contrasto con l'aspetto scuro ed opprimente di matrice ottocentesca a noi pervenuto. 

Nei pressi della compagnia degli Azzurri, fin dal XVI° secolo si adunavano i “sarti”, e con questi, altri artigiani, sotto la protezione di Sant'Omobono. 

Lo spirito che informava questa compagnia era improntato a penitenza (come confermato dai capitoli del 4 Luglio 1648). 

Nel XVIII° secolo questa Compagnia volle costruire un suo oratorio, ma poiché era troppo prossimo agli Azzurri ed alla Pieve, non ottenne il permesso di celebrarvi la Messa. 

Fu il vescovo Martelli nel 1723 a concedere il permesso di officiare tutte le funzioni liturgiche. 

Quest'ordine subì la soppressione granducale nel 1746. 

Nel 1793 la Compagnia risorse col nome di “Compagnia del S.S. Sacramento, sotto l'invocazione di Sant'Omobono, posta nell'Oratorio della Natività di Maria Vergine”. 

Riottenuto il locale dalle suore Domenicane, alle quali era stato assegnato dopo la soppressione, la Compagnia nel 1801 costruì la Sacrestia, e nel 1813 innalzò il nuovo campanile (così come lo vediamo ora), e venne dipinta dal Colli la cupoletta del presbiterio. 

Nel 1850 l'Oratorio venne nuovamente restaurato, nei dipinti della cupola e nei fregi delle pareti, da Pietro Alessio Chini e da Angiolino Romagnoli. 

Nel 1889 sono stati collocati, a seguito di donazione, i due altari laterali lapidei provenienti dalla chiesa di San Francesco. 

Dopo il terremoto del 1919, nel 1925, un incendio ha devastato il complesso rovinando anche le pitture. 

Dopo l'incendio si costituì un comitato pro restauro presieduto da Cipriani Don Canuto: si mobilitò anche il consiglio Comunale che concesse per l'occasione un sussidio di L. 200. 

Alla ricostruzione della facciata in cemento e materiale lapideo provvide il Cav. Uff. Giacomo Romanelli; i lavori furono eseguiti dal capomastro Nello Cipriani, mentre il direttore dei lavori era l'Ingegner Lorini. 

Venne  restaurato il tetto, il legname fu donato dal Vannini, i laterizi di copertura dalle fornaci Brunori. 

Le finestre policrome, compresa quella con la luminosa immagine della Madonna con Agnello ed oliva, opera di Chini, furono donate dalle fornaci di San Lorenzo della ditta Chini. 

L'impianto elettrico venne eseguito dalla ditta Stefanini. 

Si appose un quadro in ceramica a ricordo degli operai della fabbrica "San Lorenzo" morti in guerra. 

Le pareti decorate vennero ricoperte da una semplice e uniforme coloritura. 

 

INTERNO

 

L'Oratorio, fino all'incendio del 1925, si presentava con un soffitto cannicciato, distrutto in questa circostanza, su cui era stato dipinto da Pietro Alessio Chini e Angiolino Romagnoli Sant'Omobono da Cremona. 

La Cantoria, sormontante l'ingresso principale e sostenuta da eleganti mensole settecentesche, è stata restaurata nel 1850, come si può leggere nel cartiglio posto sulla formella centrale. 

Sovrasta la cantoria la finestra con vetri policromi legati a piombo raffigurante la Madonna con stella della pace, assisa in trono con agnello in grembo e ramoscello di olivo nella mano destra e nella riquadratura della cornice la graticola: emblema di San Lorenzo. 

Gli altari lapidei laterali, posti l'uno di fronte all'altro, provengono dalla chiesa di San Francesco, sono stati donati all'Oratorio dal marchese Negrotto Cambiasi nel 1889 e furono dedicati al patrocinio di San Giuseppe. 

L'altare maggiore anch'esso in pietra, posto in vicinanza della parete centrale, sopra il cui tabernacolo era collocata l'antica effige della Madonna, copre in parte l'abside ed occupa la parte presbiteriale delimitata da due colonne e sovrastata da una cupola ellittica retta da quattro arcate. 

Sulla cupola è stata dipinta dal Colli (1813) e restaurata dal Chini la Madonna Assunta in cielo. 

Dalla parte absidale una graziosa scaletta elicoidale si inerpica fino a raggiungere il piano sopra la Sacrestia. 

La soffittatura a capriate con pianelle in cotto decorate a motivi romboidali, così come la vediamo ora, risale al restauro operato negli anni successivi l'incendio. 

 

ESTERNI

 

La facciata principale si affaccia su via San Francesco ed è posta dirimpetto alla Pieve di Borgo San Lorenzo ed all'attiguo convento di Santa Caterina. 

Il prospetto, di tipo settecentesco, ma rifatto dopo l'incendio del 1925, è configurato in basso da un portale in pietra con sovrastante timpano spezzato e cartiglio con dicitura: BEATAE VIRGINI MARIAE ET DIVO HOMOBONO”. 

La finestra che sormonta il portale è stata rinnovata dalla vetrata policroma raffigurante la Madonna della Pace. 

Uno stemma con scritto “S.O.B.” conclude la facciata cimata da una pesante modanatura. 

Sul tegolo di colmo una croce in ferro domina a tutta altezza l'oratorio.