| Pieve
romanica di San Lorenzo |
Pievani e Rettori |
(sec.
XII)
Già ricordata come ”pieve” in un documento del 5 agosto 941, è senza dubbio, una delle prime chiese erette in Mugello con il diffondersi del cristianesimo e sorse, pare, sulle rovine di un tempio dedicato a Bacco.
Possesso del vescovo di Firenze, divenne Collegiata fin dall'XI secolo. Ricostruita nel XII, la storia ci dice che nel 1289, nella pieve, gli Ubaldini, potenti signori del luogo, giurarono fedeltà al vescovo Andrea dei Mozzi.
Nel 1263 fu eretto il magnifico ed inconsueto campanile di mattoni, a pianta di esagono irregolare. Nell'abaco del capitello di una bifora è tutt'ora visibile un'iscrizione: ”tempore plebani Parentis A.D. MCCLXIII”. Esempio di architettura romanico-lombarda con evidenti influssi gotici, riveste una rilevante importanza in quanto, oltre a rappresentare una preziosa testimonianza del periodo di trapasso dal Romanico al Gotico, costituisce un vero e proprio “unicum” architettonico, dovuto al fatto di essere innalzato direttamente sopra l'abside. Infatti, cinque lati seguono il perimetro semicircolare di essa ed il sesto, il maggiore, è sostenuto dall'arco trionfale. Le sei campane, fuse nel 1826, sono particolarmente apprezzate per la dolcezza dei suono.
Nel 1503 divenne pievano messer
Damiano Manti da Imola (il suo monumento funebre è posto sulla parete destra
entrando, accanto al fonte battesimale) che, trovando la chiesa 0 uno stato
deplorevole, per assicurarle l'assistenza, fondò l'attiguo monastero delle
suore Domenicane dedicandolo a Santa Caterina. Inoltre egli finanziò lavori di
risistemazione della chiesa e fece eseguire gli altari laterali, che si
qualificano per una decorazione di gusto molto raffinato. La pieve divenne
possesso dei monastero che pensava al mantenimento dei titolare e dei
cappellani.
Nei secoli XVII e XVIII
l'edificio subì vari rifacimenti che ne alterarono completamente la primitiva e
severa architettura: le capriate furono coperte da una stuoia, le finestre,
ampliate ed il pavimento rialzato.
Nel 1937 il pievano mons. Ugo
Corsini mise mano ai lavori di restauro che le hanno permesso di ritornare alla
elementare chiarezza di un tempo.
L'interno semplice e maestoso,
si presenta con impianto basilicale a tre navate con abside semicircolare. E'
diviso da una successione di dieci archi, sorretti a destra da pilastri e a
sinistra -nella parte più antica- da colonne monolitiche in pietra arenaria. Ha
dimensioni tali da risultare la più grande di tutte le chiese romaniche dei
circondario fiorentino e confermando con ciò come fin dal XII-XIII secolo,
l'insediamento borghigiano fosse densamente abitato.
Partendo dalla navata sinistra della chiesa si può ammirare:

Sebastiano Misuri (sec. XVI) "Madonna coi Bambino in trono con i santi Domenico e Lorenzo" piccola pittura murale, centinata a modo di tabernacolo, firmata dal pittore Sebastiano Misuri (per quanto si sappia, noto solo per questo lavoro): tipica della diffusione in fasce artistiche qualitativamente modeste dello stile tardo cinquecentesco fiorentino. Le figure sono composte simmetricamente, con un modulo che richiama la pittura dei primo Cinquecento. Staccata con la tecnica dei trasferimento a massello, l'opera è stata restaurata nel 1987.

Scuola
fiorentina dei sec. XVII: I santi Antonio abate e Antonio da Padova, tela.
E' un dipinto di cui ancora non si è identificato l'autore ma che si rivela come opera caratteristica dei Seicento, con le figure ben disegnate e solidamente concepite che emergono dal fondo oscuro. La freschezza dei tocco pittorico presagisce già gli esiti luminosi dei Settecento. E' stato restaurato nel 1986.

Matteo Rosselli (1580-1675) La Vergine e i santi Domenico e Francesco intercedono presso il Cristo, tela.
La composizione è un tipico esempio dell'arte piacevole, facile e ricca dei più attivo maestro dei Seicento fiorentino, Matteo Rosselli. Il tema del dipinto è quello classico della pala votiva: la Vergine e i Santi intercedono presso il Signore che scaglia i dardi della pestilenza. Soggetto comune dei Medioevo di cui si dà qui un'intensa interpretazione controriformistica. Il pittore realizza in questo caso una delle sue creazioni di grande misura, caratterizzate da figure di bella apparenza, di piglio deciso e di preciso disegno.
Attribuito
a Francesco Ubertini detto “il Bachiacca” (1494-1557)
I
Santi Benedetto, Sebastiano e Domenico; Angeli (nella lunetta), tavola.
Interessante ed enigmatico capolavoro dei primo Cinquecento fiorentino, la tavola è stata attribuita all'estroso pittore Francesco Bachiacca, noto soprattutto per i cartoni dei celeberrimi arazzi eseguiti per la prima granduchessa di Toscana, Eleonora di Toledo. La sintesi tra elementi stilistici tratti da Piero di Cosimo e i modelli michelangioleschi caratterizzano questo dipinto che ha il suo più significativo brano nel prato dove posano le figure, dovizioso di erbe e fiori.

Jacopo Vignali (1592-1664) Madonna in gloria coi santi Antonio, Giovanni evangelista, Margherita, Caterina d'Alessandria e Caterina da Siena, tela.
Esempio significativo dell'intenso sentimento dei pittore di Pratovecchio, protagonista tra la seconda generazione dei pittori dei Seicento fiorentino, è questa composizione di soggetto mariano dove.la Vergine è raffigurata in gloria, circondata dai Santi, due dei quali, domenicani (Antonio e Caterina da Siena). Anche questo dipinto ha ricevuto un intervento di restaurazione nel 1987.

Scuola fiorentina della II metà del Trecento: Croce dipinta, tavola.
Notevole esempio della pittura fiorentina tardo trecentesca è questa croce collocata al di sopra dell'altar maggiore, di proprietà del Seminario Maggiore di Firenze.
Galileo Chini (1873-1956) Cristo benedicente tra i santi Lorenzo e Martino, pittura murale nell'abside.
Il catino absidale della pieve è occupato dall'ampia, decorativa composizione con cui Galileo Chini, ritornando a un singolare neoprimitivismo di sapore vagamente romanico, volle celebrare la sua arte duttile ed eclettica nella maggiore chiesa dei suo paese d'origine. I motivi decorativi ed il segno incisivo con cui sono delineate le figure, sono tipiche delle ceramiche che hanno segnato inconfondibilmente l'arte decorativa italiana della prima metà dei nostro secolo.

Attribuita a Giotto (ca. 1264-1337) Madonna, tavola.
L'opera di maggior attrattiva della pieve, una felice scoperta dei restauro eseguito nei laboratori dell'Opificio delle Pietre dure alle Fortezza da Basso. La tavoletta posta nell'oratorio di S. Omobono, appariva completamente ridipinta ed era conosciuta popolarmente come “Madonna nera”. Il restauro ha ritrovato ciò che è rimasto di pittura originale sul supporto ligneo, resecato e ridotto di proporzioni: la figura maestosa e materna di Maria, ammantata d'azzurro, con un frammento dei braccio dei Bambino che le accarezza il mento. Quest'opera, che insigni studiosi hanno riconosciuto come lavoro autografo di Giotto attorno al '300, doveva far parte di un'ancona assai più grande ed ha l'indubbia suggestione di rappresentare l'unica opera dell'artista mugellano conservata nella sua terra.
Attribuita a Agnolo Gaddi (attivo nella II metà dei XIV secolo m. 1396) Madonna in trono coi Bambino e angeli, tavola.
Altro capolavoro della pittura fiorentina trecentesca, senz'altro parte centrale di un polittico i cui laterali sono andati perduti. Rappresenta con evidenza la maniera ornata dei tardi trecentisti fiorentini di cui Agnolo Gaddi è uno dei più noti e significativi protagonisti. La tavola è stata anche attribuita all'anonimo ''Maestro delle Madonne" assai vicino per stile ad Agnolo.

Paolo Colli: (m. 1822): San Michele, tela.
In questa tela raffigurante S. Michele che trionfa su Satana si scorge uno stile pienamente ottocentesco, tra il celebrativo e il classicistico. Restaurato nel 1987.

Scuola fiorentina dei Cinquecento: Madonna coi Bambino, affresco.
La figura della vergine sembra riecheggiare forme sartesche o comunque prossime al grande pittore fiorentino come quelle dei suoi affini, Granacci o Bugiardini, restaurato nel 1986.

Cesare Velli (attivo nella seconda metà dei sec. XVI) Lamentazione sul Cristo morto, tavola.
Libera derivazione dal dipinto dello stesso soggetto di fra' Bartolomeo nella galleria Palatina di Firenze. L'opera è riferibile al pittore Velli e databile al 1591. Un'esecuzione accurata caratterizza questa paia d'altare, d'indubbio carattere devozionale.
Il campanile visto dal lato nord (1263).

Le attuali sei campane,
fuse nel 1826 dal valente e rinomato Santi Gualandi di Prato, costituiscono uno
dei “doppi” più belli ed armonici di tutta la provincia di Firenze. Ognuna
ha un proprio nome: Piccina, Danda, Terza di Giù, Terza di Sù, Misericordia,
Grossa (quest'ultima del peso di circa 14 quintali).
Prima di allora esistevano tre
campane: la maggiore del 1258, la piccina del 1243 e la mezzana, anch'essa
chiamata "Danda'' addirittura del 1193. Di esse non ne sappiamo più niente
e probabilmente questi cimeli carichi di secoli e di storia, furono venduti per
ricavare il bronzo per quelle nuove.
Frammento di decorazione risalente alla chiesa pre-romanica (sec, IX-X)

Decorazioni zoomorfe sulla base di una colonna (sec. XII).

Molti dei dipinti della Pieve
sono stati restaurati negli ultimi anni: quando l'opera di restauro avrà
interessato anche le altre opere che ne necessitano, la Pieve di San Lorenzo a
Borgo potrà mostrare pienamente lo splendore del suo magnifico patrimonio
d'arte.
Ci auguriamo inoltre che queste poche righe possano essere utili, entrando nella Pieve, per vedere con occhi meno distratti le opere che vi sono contenute e per comprendere più chiaramente il messaggio di storia, di arte e di fede che l'attività incessante dei nostri avi ha tramandato.
DELLA
PIEVE DI
SAN
LORENZO AL BORGO
1175 - Ruggieri
1218 - Lorenzo, poi fra
Lorenzo, domenicano, morto in Lucca in concetto di santità
1258 - Parenti
1274 - Guelfo di Marzoppino
di Azzo della Tosa o Tosinghi
1289 - Jacopo Albertini o
Alberti
1310 -
Messer Piero di ser Ottaviano di ser Tino della Casa, canonico fiorentino
1337 -
Simone di Lorenzo Visdomini
1367 -
Don Pietro di ser Ottaviano
1376 -
Ser Pennone di Bellozzo di Bambo da Olmi
1378 -
Ser Ottaviano di ser Tino della Casa
1395 -
Messer Stefano di Tommaso
1399 -
Messer Antonio di ser Filippo da Lutiano
1411 -
Prete Luca
1432 -
D. Jacopo di Giovanni Ugolini, canonico di Volterra
1447 -
Messer Leone Battista Alberti
1465 -
Messer Dieciaiuti d'Antonio de’ Mariti, canonico fiorentino
1473 -
Antonio di Domenico di Cante Malagonnelle
1503 -
Messer Damiano Manti da Imola (rimase per 40 anni)
1543 -
Prete Niccolò di Jacopo di Simone dei Romoli di Scarperia
1544 -
Prete Giov. Pietro di Bernardo da Chitignano
1552 -
Prete Agostino di Anton M. Campi da Pontremoli
1556 -
Prete Mattia da San Casciano
1559 -
Prete Niccolò Betti da Terranova
1566 -
Prete Matteo di Damiano di Andrea Boni
1568 -
Prete Pietro di Antonio Tani di Poggibonsi
1571 -
Prete Matteo dei Bambi
1573 -
Prete Sebastiano Fontani di Modigliana
1588 -
Prete Pietro Sereni
1592 -
Prete Pietro d’Antonio de’ Terzi
N.B.
- Dopo Messer Damiano Manti da Imola ha inizio la serie dei Vice Pievani,
amovibili a volontà delle Suore. E’ tale la dequela dei nominativi che non
vengono registrati, almeno per il XVII secolo, né dai Campioni conservati in
Curia Arcivescovile di Firenze, né nei Libri di Memorie delle Suore.
1627 - Don Jacopo Alfei
1641 - Don Bartolommeo
Violani
1652 - Prete Piero Alfei
1667 - Prete Biagio
Nannicini (rimase per 38 anni)
1705 - Leonardo Braccini di
Cerreto
1713 - Francesco Consorti (rimase per moltissimi anni e pur avendo ottenuta nel
1723 la prioria di Olmi, continuò la
Vicaria, preferendo, dopo pochi mesi, di restare al solo servizio della pieve)
1730 -
Don Innocenzio Giannetti
1751 -
Prete Giovan Batta Faldi
1753 -
Don Angelo Salvatici
1754 -
Don Gaetano Collarini
1756 - Don Antonio Clemente
Cianchi
1780 - Don Luigi Benvenuti, pievano (di nuovo inizia la serie dei titolari)
1802 - Don Giovanni Gualberto
Catani
1822 - Don Pietro Marcelli
1836 - Don Luigi Giovannetti
1853 - Don Giuseppe Chiarugi
1878 - Don Emilio Materassi (Vicario Spirituale)
1880 - Padre Raffaello Cioni (Vicario Spirituale)
1882 - Mons. Vittorio del
Corona, canonico fiorentino
1892 - Mons. Emanuele Magri, passò
Proposto di Orsanmichele in Firenze. Fu nominato canonico di San Lorenzo e
Cameriere Segreto del Papa
1904 - Don Canuto Cipriani
1928 - Mons. Ugo Corsini
1953 - Mons. Gino Bonanni, in
seguito canonico della Metropolitana e parrocco di Santa Maria nella Badìa
fiorentina
1958 - Don Fedro Dei, in
seguito parroco di San Jacopo in Polverosa (FI)
1963 - Don Rodolfo Cinelli
1992 - Mons. Giancarlo Corti
2009 - Don Maurizio Tagliaferri